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Song Book vol. 1 e vol. 2
Giorgio Gaslini
2001
AgorÓ
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Songs, canzoni. Alla domanda sulla ragione dello scrivere song oggi, Gaslini risponde: "Perché mi diverto". Nel Novecento, la canzone d’autore ha sollecitato l'interesse dei maggiori compositori, e pensiamo a Weill e Brecht, o al francese Kosma, fine a varcare l’oceano e identificarsi con il song americano, per ritrovare un proprio filone musicale che porta direttamente ai moderni e più internazionali Beatles. In Italia, la canzone non ha mai abbandonato la sua fisionomia popolare, pur raggiungendo risultati pregevoli con i nomi di più grande successo.
"Oggi - riflette Gaslini - c'é un bisogno diffuso di nuova melodia, di nuovi come di antichi sentimenti che permettane di allontanarsi, anche solo per poco, dalla solita speculazione intellettuale che caratterizza il mondo della musica più radicale, magari anche poetica e coinvolgente, ma che comunque passa dal cervello e non più dal cuore e dall’istinto. Sensibilità tutte moderne come l’attenzione alla salvaguardia delle ricchezze naturali della terra, o prettamente sociali come il pacifismo, la partecipazione politica, l’uguaglianza dei diritti: oggetti d’interesse primario per la canzone".
Ecco che il song diviene veicolo privilegiato di sentimenti "normali", spesso ordinari, possedendo per sua natura una tavolozza di argomenti che potrebbero risultare preclusi a generi più colti, Il lied, per esempio, pur nella vastità della sua indagine poetica, tende ad allargare l’oggetto interessato al campo del letterario. La canzone sa rimanere negli ambiti di un’immediatezza quotidiana. Frammenti di realtà.
Natura non deduttiva ma induttiva, dunque, con un movimento espressivo "dal basso" assai vicino al jazz delle origini. "È inspiegabile come i compositori contemporanei affrontino con tanta reticenza il genere della canzone". Non deve stupire che proprio da Gaslini arrivi questo rinnovato interesse per la canzone, venendo ad occupare una posizione di rilevante importanza proprio accanto ai suoi lavori cameristici. A muovere la sua scrittura rimane quella sua particolare capacità di impiego "totale" del linguaggio e delle tecniche musicali, tanto che un song di Gaslini può risultare tonale o atonale, modale o seriale, affermando quel concetto di base dell’estetica gasliniana di "musica totale" secondo la quale non bisogna cadere schiavi dei sistemi compositivi, quanto saperli impiegare a solo ed esclusivo vantaggio della propria invenzione e quindi dell’opera musicale.
"Oggi - afferma Gaslini - qualsiasi gabbia linguistica non ha altra utilità che essere assunta nel proprio patrimonio culturale e soddisfare l’ormai collettiva urgenza di comunicazione che investe il nostro tempo. Il mio intento è di sollevare chi ascolta non dall’impegno della comprensione, ma al contrario dal timore assillante dell’incomprensione. Non limito il pensiero, ma se ha ancora un senso il valore dell’amore, della sofferenza, insomma della vita, allora desidero che ogni sensazione sia avvolta da un vortice di comunicazione, empatico, spontaneo, naturale".
Ma perché chiamare "song" questo veicolo di emozioni? "Canzone sarebbe il termine corretto, certo, ma oggi in Italia troppo inflazionato, legato immediatamente a un modello commerciale, da festival nazional-popolare, che rappresenta inevitabilmente una fascia generazionale e di mercato, senza invece collocarsi all’interno di un genere che come tale vivrebbe anche in assenza di interessi esterni. Decadenza dovuta anche alla pressoché totale latitanza dei compositori "colti" italiani; un secolo di vuoto inspiegabile soprattutto se si pensa all’immensa diffusione mondiale che la musica, grazie proprio al genere della canzone, ha goduto dal dopoguerra a oggi. E non mi riferisco agli interessi economici che in seguito si sono mossi, ma all’irripetibile fenomeno di scoperta culturale che la musica pop ha reso possibile, aggregando milioni di uomini e di ascoltatori, cosa mai accaduta nella storia dell’umanità. Di fronte alla scoperta del suono organizzata avvenuta a ogni livello sociale e culturale, alla richiesta pressante di musica da parte del mondo, i compositori soprattutto italiani sono rimasti apparentemente insensibili alla chiamata della gente, mantenendo una posizione cinica, radicale, isolandosi e snobbando l’ascolto popolare. Un’occasione sfuggita di incontrare la realtà".
Ogni song - di cui quasi sempre Gaslini compone anche il testo - nasce da una volontà di osservazione, di introspezione, sguardo rivolto dentro e fuori di sé alla società, al consorzio umano cui volenti o nolenti apparteniamo. Sguardi sulla realtà colti nel gioco della memoria unendo l’intellettualità della scrittura musicale alla spontaneità dell’invenzione melodica, per caricare il peso sulla ricchezza di ciò che rimane, che resta nel cuore e sulle labbra dell’ascoltatore, che canticchia soprapensiero la melodia ascoltata. "Cosaltro porterà con sé, chi ascolta, se non la memoria del piccolo evento musicale che lo ha colpito? Ciò che più di ogni altra cosa ricerco nello scrivere song - afferma Gaslini - è ritagliarmi un angolo nella memoria dell’ascoltatore, sfuggendo, almeno per un attimo, al pericolo di una complessità sempre in agguato per chi scrive, senza però scadere nella mera orecchiabilità melodica. La memoria è un’altra cosa: l’inizio della Sagra della primavera, scritto a lettere cubitali nel cielo, con in cima quel do del fagotto che mai prima era stato toccato; o il glissando d’apertura del clarinetto in Rhapsody in Blue, sono tutti momenti che incidono nella memoria di un secolo, emozioni foniche che richiamano poesia, immagini, tutto".
Un discorso a parte merita il trattamento del pianoforte nel song come strumento di accompagnamento. "E fondamentale per il pianista - osserva Gaslini - una grande esperienza improvvisativa ed esecutiva, il pianoforte, infatti, non solo accompagna ma si muove in una dimensione parallela, continuamente vigile, che emerge nei rari quanto fondamentali momenti solistici. Nei lieder la parte pianistica assume un ruolo quasi autosufficiente, ma che affiancandosi all’autonomia della voce va a formare quella terza unità artistica che è appunto il Lied. La canzone, invece, nasce dalla semplicità di un testo e di una linea melodica, per cui chi canta può essere accompagnato da una qualsiasi formazione strumentale, purché si mantenga la coerenza del pezzo. Alla scrittura, insomma, si sostituisce un feeling, un modo di suonare che deve trovare la giusta frequenza d’onda con la melodia e con l’interprete".
Gaslini sceglie di accompagnare lui i diversi cantanti che si alterneranno nel corso dell’intero ciclo. Vuole che si comprenda, di fatto, la sua idea di canzone, punto di incontro di tutta la sua lunga esperienza musicale. Certo non suona del jazz nei suoi song, ma nella sua pronuncia v’é tutta l’esperienza di cinquantanni di carriera pianistica e compositiva. A vincere, dunque, è l’anima dei due interpreti, dovendo cercare e trovare insieme l’affiato poetico del pezzo, non più sorretto da una scrittura densa e sorvegliata, ma nato da un bagliore d’ispirazione, che tutto ha dato alla melodia. Con l’umiltà di essere grande artista dentro una struttura piccola.
Una vena surreale percorre la raccolta di song, quasi a unire gli estremi di un cerchio di raggio infinito, dove la canzone incontra la pratica complessa di una scrittura meditata. Un unico binario conduce l’ascoltatore in un’esposizione di eventi umani, porzioni di un mondo che si specchia con la realtà, che per raccontarsi suggerisce la cronaca, ma non disdegna la leggenda e la fiaba. Nucleo fondante, un iniziale Song Book di venti brani composti nel 1997, inizialmente autonomi che andranno a integrarsi con i lavori più recenti per formare un nuovo imponente ciclo di tre volumi con cinquanta Songs.

Ad aprire il primo é quella che chiameremmo, con sereno intento classificatore, una grande canzone d’autore. E così, melodia carica di sensualità malinconica, muovendosi per toni vicini e sostando su lunghe noto evocative. Al primo Song Book appartiene anche La dama blu e i cento cavalieri, brano di grande abilità interpretativa racchiuso nella sua ironica contrapposizione fra strofa e ritornello. Passa veloce Un carme alla spinetta, piccolo gioco surreale; mentre come un leggero incanto si muove evocativo Una bottiglia lanciata nella spazio. Nel solco della migliore tradizione delle canzoni d’amore si ritrova Isabella, ma col pregio di un trasporto sincero. Sinuosa e intrigante è Ridere per vivere, con un tocco di reale amarezza. Composto di getto durante gli ultimi giorni di vita del grande regista, Fellini Song nasce in forma strumentale per la suite Skyes of Europe, con la quale Gaslini si aggiudicò il premio della critica. Con un testo malinconico La musica di Kurt Weill tributa all’arte del grande compositore tedesco: "Nel testo - spiega Gaslini - due ragazzi innamorati sognano un mondo migliore, lei attraverso la musica e la poesia, lui domandando semplicemente un po d’amore", ma rimane un’amarezza sconsolata. Una tetra ambientazione gotica avvolge Il grande urlo, fiaba dai toni crudi e violenti. Con Hora Lake Song, Gaslini consegna al pianoforte un momento solistico di grande forza evocativa: "il tema - ricorda Gaslini - nacque magicamente, da solo, mentre riflettevo di fronte alla straordinaria bellezza del lago Hora, nei pressi di Addis Abeba, durante la mia tournée africana. A quel lago, la gente del posto affida i propri desideri, le proprie speranze; quel tema nacque come una eco, un riverbero di tante attese umane". Sospesa negli arpeggi del pianoforte, col ritmo instabile di 7/8, è Persona; mentre é ancora il Sogno a muovere la trama di Organa "Blind" Landini: "Qui ho immaginato il delirio onirico di una ragazza che chiede come prova d’amore al suo uomo di separarsi e rincontrarsi dopo un anno a Firenze, dove si erano conosciuti. Si ritrovano, e lei sogna di Landini, il "cieco degli organi", raffinatissimo cantante e suonatore di organi portativi nella Firenze del Trecento, che irrealmente con la sua band, "Organa Blind Landini" appunto, suona e accompagna il loro dolce ritrovarsi". Moa Sequoia nasce invece dalla cronaca, ricordando con rara forza descrittiva la battaglia ecologista di una ragazza salita su un albero per impedire l’abbattimento di una foresta. Di puro gusto la spassosa ironia di Lei e l’elefante, improbabile canzone rock. Con solo apparente contrasto si muove, melodrammatica, Tutti i suoni della vita, anticipando la languida poesia di Vento di sabbia. Carica di ricordi è la lettera musicale di L’esploratrice, mentre a chiudere questo primo ciclo è uno scherzo musicale. Dodici sillabe, basata su una serie di dodici suoni.

 

PROFILI INTERPRETI dei SONG di GASLINI
Due parole, in ultimo, sugli interpreti, voci eccellenti e uniche di questo piccolo universo gasliniano.
Lucia Minetti è oggi fra le interpreti più acclamate nel panorama jazzistico italiano. Voce di eleganza sopraffina, sensuale e nobile al tempo stesso, affida al calore dell’interpretazione l’unicità della sua presenza artistica. Romana, di grande formazione musicale, mezzosoprano studia canto lirico e canto jazz, noverando fra i suoi maestri Franca Olivieri e lo stesso Giorgio Gaslini, con il quale in duo affronta numerose tournée internazionali. Prima voce del quintetto vocale "Le pause del silenzio" diretto da Gaslini - con cui vince il Premio Quartetto Cetra - grazie alla sua non comune versatilità interpretativa regala all’arte vocale alcuni dei momenti più importanti della sua storia, collaborando con molti dei nomi e delle istituzioni più rappresentativi della musica contemporanea, quali Carlo Boccadoro e Paolo Conte, Martin Mayes e Joyce Cobb, Sentieri Selvaggi e Teatro Settimo, Melbourne International Festival of Jazz e il Festival Philip Morris Jazz in Town di cui cura l’organizzazione.
Il piccolo ma significativo onore di essere il primo vocalist italiano citato nell’Enciclopedia Americana del Rock ritrae assai bene la figura artistica di Bernardo Lanzetti, voce terrena, concreta, trascinante. Studia in Texas, ma è in Italia che riscuote il primo grande successo come cantante solista della Premiata Forneria Marconi. Dopo tre storici album, lascia la PFM per trasferirsi a Londra negli studi di Vangelis, e lavorare con artisti del calibro di Clive Bunker (Jethro Tull) e Ian Carr. Il teatro lo vede protagonista dapprima proprio con Gaslini e "Opera da tre soldi", poi con "Porgy and Bess", "West Side Story" e l’opera jazz di Gaslinì "Mr O", fino a comporre ed eseguire in scena le musiche per "Kaddish" di A. Ginsberg e "Mr Burroughs - Mr Bladerunner" di W. Burroughs.
Artista del coro presso il Teatro alla Scala di Milano, il baritono Massimo Pagano rappresenta la voce più "classica" dei song gasliniani. Già più volte chiamato a interpretare i lavori dal compositore milanese, fra cui ricordiamo la recente rappresentazione del "Colloquio con Malcom X" o il tributo a Cole Porter inciso sempre con Gaslini, Pagano vanta una grande esperienza artistica, avvalorata da una carriera che gli ha permesso di interpretare i grandi capolavori della storia della musica. Pensiamo alle opere di Donizetti, Cherubini, alla prima assoluta dell’opera "La Madre Invita a Comer" di De Fabio, e ancora a Haydn, "La petite Messe Solennelle" di Rossini, i "Carmina Burana" di Orff, quindi Puccini, Scarlatti, Mozart. Senza dimenticare il grande successo personale ottenuto con le sue interpretazioni liederistiche, nell’esecuzione delle opere di Schubert, Brahms e Wolf.

Marco Iannelli

 

 

 

 

 
 
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1   E COSI' (Lucia Minetti)  
2   LA DAMA BLU E I CENTO CAVALIERI (Lucia Minetti)
 
3   UN CARME ALLA SPINETTA (Lucia Minetti)  
4   UNA BOTTIGLIA LANCIATA NELLO SPAZIO (Bernardo Lanzetti)  
5   ISABELLE (Bernardo Lanzetti)  
6   RIDERE PER VIVERE (Lucia Minetti)  
7   FELLINI SONG (Lucia Minetti)  
8   LA MUSICA Dl KURT WEILL (Massimo Pagano)  
9   IL GRANDE URLO (Massimo Pagano)  
10   HORA LAKE SONG (Giorgio Gaslini - piano solo)  
11   PERSONE (Lucia Minetti)  
12   ORGANA "BLIND" LANDINI (Lucia Minetti)  
13   MOA SEQUOIA (Bernardo Lanzetti)  
14   LEI E L'ELEFANTE (Bernardo Lanzetti)  
15   TUTTI I SUONI DELLA VITA (Massimo Pagano)  
16   VENTO Dl SABBIA (Lucia Minetti)  
17   L'ESPLORATRICE (Lucia Minetti)  
18   DODICI SILLABE (Lucia Minetti)  
       
Lucia Minetti - Bernardo Lanzetti - Massimo Pagano - Giorgio Gaslini
 
Recorded, Edited & Mastered: 18/20 July 2000, at Tala Recording Studio, Riccardo Lippi - Milano.
Cover: Luigi Veronesi, "Acquarello n° 569", 1992 - cm. 28,5 x 22,5; (Collezione privata, Milano).
Design: Rocco Frangione
 
PRODUCER: NIKOS VELISSIOTIS - AGORA' 2000

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Giorgio Gaslini - piano