Deprecated: mysql_connect(): The mysql extension is deprecated and will be removed in the future: use mysqli or PDO instead in D:\inetpub\webs\giorgiogasliniit\dischi\dischi_detail.php on line 99
 
Gaslini Sinfonico
Orchestra del teatro Marrucino di Chieti.
Giorgio Gaslini, autore di tutti i brani, direttore e pianista
2008
Velut Luna
Untitled Document

"Oggi è più difficile scrivere una canzone d´autore che una sinfonia", ha detto qualche tempo fa Giorgio Gaslini dopo averne fatte già più di cento - registrate e pubblicate da questa etichetta -, forse proprio per convincersi che era importante non perdere la mano sulla grande orchestra classica. E così nell’arco di pochi anni, l’imprendibile, non frugale né uniforme, e costantemente incrementato catalogo d’autore s’è arricchito d’una serie di nuovi lavori sinfonico-concertistici: con o senza pianoforte, per una o più orchestre. Vi si recuperano e si fanno orgogliosamente valere i sei diplomi conseguiti al Conservatorio di Milano, e si riapre un dialogo con la “musica contemporanea”, com’è definita nei suoi libri: cioè con la sua, più o meno coatta, formazione accademica. I quattro ultimi sono qui riuniti.

All’atto pratico, ascoltando la musica e sfogliando le partiture, ordinate e ‘parlanti’, dura un attimo la tentazione di costringerle in una casacca stilistica. Le musiche che riepilogano una porzione recente della mai sopita creatività d’autore si aprono, per usare un lessico di casa, su un repertorio che rianima l’antico proposito gasliniano di “musica totale”: espressione dei suoni che non dà spazio allo “sperimentalismo fine a se stesso” né alle “presunzioni di valore stilistica” perché si dedica a “amare e assumere le espressioni musicali diverse e a tutti i livelli dell’uomo”. In programma abbiamo tre prime esecuzioni (Blue Symphony del 2005, Moto velocetto perpetuo e Interno Intorno del 2006) e Porter Portrait per pianoforte solista e orchestra (2001) battezzata a Milano. Quest’ultima partitura, che Gaslini nel doppio ruolo di pianista e direttore ricrea in modo elettrizzante e che già dal titolo dichiara la sua sostanza musicale, è il soggetto estraneo e rivelatore insieme dell’intero impaginato.

Porter Portrait è una brillante e personalissima trascrizione-orchestrazione di alcuni meravigliose creazioni di Cole Poter: Night and day, I love you, Beguin the beguine, Love for sale, Don’t fence me in, I get a kick out for you, I’ve goot you under my skin, Easy to love, I love Paris, You do something to me, C’est magnifique, Anything goes, Can Can e Ev’ry time we say goodbye. Non una semplice traduzione per pianoforte e orchestra, in cui la tastiera vicaria la voce ma un itinerario complesso e gioioso nel cuore dell’invenzione lucida e stilizzata (ma non fragile) di Porter: passata al setaccio di un’orchestrazione che impiega un organico postromantico, dispone e smista le ‘voci’ strumentali con logiche da jam-session, o per associazioni di colore, distribuendo i solismi (alla tromba, al sax e corno i primi) con progressiva intensificazione. Non ragionando semplicemente da riordinatore per altri strumenti delle linee musicali originali, Gaslini usa l’orecchio della memoria e dell’emozione come guida della scrittura sinfonico-orchestrale. Il filo melodico sgranato sui molti leggii distrae e strega a tal punto che ci vuole un po’ di tempo per rendersi conto dell’anomala assenza del pianoforte. Il protagonista entra solo dopo poco meno di quattrocento misure di orchestra (su 450); e non lo fa in punta di piedi. L’estrosa cadenza -“Giorgio! Vai al pianoforte! Attacca la cadenza”, è stampato in partitura- è protratta con arte, in modo che lo sfogo solistico si ricolleghi alla breve sezione conclusiva fondata invece sul dialogo tra orchestra e pianoforte: con la calibrata superiorità della tastiera, cui spetta una successiva improvvisazione “obbligata” (o “accompagnata”: rubiamo l’aggettivo all’opera barocca), cioè libera nell’elaborazione ma racchiusa tra battute e delineata nella progressione armonica.
Soggetto estraneo, Porter Portrait, perché il lavoro si fonda su materiali presi in prestito. Il resto dell’impaginato mette in gioco senza mediazioni il “compositore di musica contemporanea”. Soggetto rivelatore, tuttavia, risulta lo scanzonato e (dis)impegnato Porter Portrait in quanto accerta la sicurezza di Gaslini nel trattare l’orchestra, la capacità di non rimanere annullato da forme e ispirazione ereditate, e la spregiudicatezza nel far entrare mondi ‘altri’ nella logica e nella sintassi (stavo per scrivere nella storia) della musica colta.

Tutto ciò ha rilevanza già formalistica - il titolo Blue Symphony combina con termini inequivocabili due mondi musicali - nel primo brano in programma. Si tratta di una composizione ampia di cui la “scala circolare con le ‘blue notes’” costituisce il materiale di partenza. Nei tre movimenti della ‘Sinfonia con le note tristi’, Gaslini dispone la tavolozza tonale e melodica con scaltrezza, non mascherando l’indole blues o spiritual degli spunti principali, ma incastonandoli in un discorso sinfonico coerente. L’orchestrazione è raffinatamente screziata, l’ambiguità armonica è usata in chiave coloristica più che strutturale. Forse anche per tale ragione nei passaggi di Blue Symphony in cui il canto suona un po’ stralunato (primo tempo, soprattutto) o sospeso, quasi fantasticamente notturno e frammentato in molteplici richiami timbrici (Largo), pare di cogliere l’eco di certe caratteristiche esitazioni poetiche mahleriane (l’Adagietto della Quinta Sinfonia); e ancora Mahler si intravvede dietro la costruzione del movimento centrale che intarsia due piccanti “Notturnini” tra le sezioni lente. Mentre nel marziale Veloce conclusivo il gesto d’autore si fa quasi epico: le (ri)emersioni cantabili hanno il sapore dell’inno, le quinte teatrali contrastate che le introducono, o le sospendono, creano zone espressivamente dinamiche. Ma l’ultima parola è canto: un’aria sontuosa e slanciata che si assesta comodamente nella tonalità amica di Mi bemolle.

Se Moto velocetto perpetuo, con l’assonanza vagamente paganiniana del titolo e il “fluire continuo di linee agili che attraversano la partitura, contrappuntate da scatti nervosi e qua e là da un corale risonante” - la versione orchestrale nasce da un pezzo per flauto e chitarra (pianoforte), e flauto, oboe e pianoforte - funge da mercuriale Scherzo del programma, ci si deve rivolgere alla suite in cinque movimenti Interno Intorno per comprendere quanto autentica e ‘sinfonica’ sia la vocazione compositiva affidata da Gaslini a questi lavori. Ogni tempo ha un titolo (Interno Intorno, Tracce, Chi, Canzone, La notte amica) corredato da un breve testo in versi: ora non-sense ora poeticamente ermetico ma diretto, ora citazione popolare. Ma anche senza indizi espressivi d’ascolto, fruibili se si vuole in chiave evocativa, o come ‘programma intimo’, il senso musicale dei cinque pannelli è immediato. Mentre quello squisitamente tecnico è sottolineato dall’autore in modo esplicito nell’appendice alla partitura che riporta i materiali di lavoro, ordinatamente elencati: le scale “intervallari” e la serie eptafonica impiegate per il ‘girotondo’ di “Interno Intorno”, gli accordi per “Tracce”, la scala ‘circolare’ di “Chi”, quella armonica di “Canzone”, gli intervalli basilari di “La notte amica”. L’apparato tecnico non è intimidatorio ma rilassato e tranquillizzante, seppure un po’ provocatorio: fa sapere che l’autore opera da compositore sinfonico con cognizioni aggiornate. L’ascolto racconta piuttosto quanto l’autore sappia farsi ascoltare. Interno Intorno è concepito per un organico essenziale (con minimi accorgimenti potrebbe essere affidato a 13 solisti, tanto la scrittura è tersa) e poggia su un’articolazione per episodi, segnati volta per volta: dalla mutazione di tempo, dalla densità strumentale, dal primato alternato di archi e fiati. Lo sostiene un’invenzione melodica fervida; precipua in “Canzone” (slowely, l’indicazione agogico-espressiva pattuita dall’autore) ma infiltrata in ognuno dei cinque movimenti. E la concezione formale a moduli di tre-cinque-sette parti (con momenti che fungono quasi da ritornello) mutuata dalla familiare sintassi canzonistica, crea nel disegno orchestrale la giusta tensione narrativa. Sornione come solito, Gaslini si prende il gusto di fare il verso a certi tic dell’avanguardia (la “fascia sonora” di “Chi” è una sorta di passaggio aleatorio che alla successiva ricomparsa viene, per così dire, sgrovigliato senza astrusità) e strizza l’occhio senza pudori a molti autori storici del novecento. Alla fine però si fida soprattutto di se stesso. E si firma: con arabeschi ritmicamente pungenti, con abbandoni cantabili di schietta ispirazione e confidenziale aura armonica. Basta far caso allo scioglimento che assimila le ultime tre liriche ‘stanze’ di Interno Intorno: l’ultimo nota è un Mi bemolle, cantato in diversi registri e ‘voci’.

Angelo Foletto

L'Orchestra e il Coro del Teatro Marrucino di Chieti nascono, sotto forma di Laboratori di Formazione Orchestrale e Corale, nel 1997 già sotto la prestigiosa direzione artistica del M° Sergio Rendine e la Presidenza Onoraria del M° Gianluigi Gelmetti. Le compagini orchestrale e corale si sono esibite sotto la direzione di musicisti di fama internazionale quali Riccardo Muti, Gianluigi Gelmetti, Massimo de Bernart, Franco Mannino, Piero Bellugi, Marzio Conti, Fabrizio Carminati, Claudio Desderi e con solisti di caratura mondiale come Michele Campanella, Monica Bacelli, Cecilia Gasdia, Josè Carreras, Raina Kabaiwanska, Luis Bacalov, Pavel Barman, Mischa Maisky.
Sono entrambi stati protagonisti, dal 1998 a tutt'oggi, di tutte le opere liriche allestite dal Teatro Marrucino; sono stati inoltre impegnati nelle esecuzioni della "Missa di Beatificazione in onore di Padre Pio da Pietrelcina" (Sala Nervi - Città del Vaticano) e la "Passio et Resurrectio" di Sergio Rendine entrambe in prima esecuzione mondiale e trasmesse in diretta televisiva in mondo visione, nella prima assoluta dell'opera "Pasqua Fiorentina" di Isidoro Capitanio al Teatro Grande di Brescia, nelle tournèes a Gerusalemme e Betlemme, in Belgio e nel Principato di Andorra e nell'incisione della "Passio et Resurrectio" di Sergio Rendine, del "Turco in Italia" di Gioacchino Rossini, de "La Figlia del Reggimento" di Gaetano Donizzetti e de "Il Matrimonio Segreto" di Domenico Cimarosa per la prestigiosa casa discografica internazionale Naxos.

24bit/88.2kHz orginal live,
recording, at Teatro Marrucino,
Chieti on Febraury, 6th 2007

 

VELUT LUNA
Production: Marco Lincetto
Executive producer / Recording, mixing and mastering engineer: Limage
Concer and design: Archivio Gaslini
Inside photo: Francesco Pesavento
Marketing: Moreno Danieli
Sales manager: Emanuela Dalla Valle
Press Agent: Cristiana Dalla Valle
World wide contacts

 

 

 

 

 

 

 

 
 
line
line
 
line
Untitled Document
  BLUE SYMPHONY
Edizioni Suvini Zerboni
1
  lento 11' 06''
2
  largo 7'52''
3
  veloce 7'45''
4
  MOTO VELOCETTO PERPETUO
Edizioni Suvini Zerboni
2'40''
  INTERNO INTORNO
Edizioni Suvini Zerboni
5
 

interno intorno
Girotondo intorno al mondo
Di tutti i bambini del mondo
Mentre nel mondo succedono
Meraviglie e cose dell'altro mondo

6'16''
6
  tracce
Nella stanza accanto
Qualcuno ha acceso
Una radiolina
E cerca sull'onda
Tracce disperse,
Note diverse...
2'41''
 7   chi
Chi va per mare
Naviga,
Chi resta a terra
Critica
4'00''
 8   canzone
Non ricordo le parole
Se l'è portate il vento.
Sul palmo della mano
E' rimasto uno schizzo,
Un ghiribizzo di note
Seducente e strano...
Una canzone forse,
Senza più parole
5'36''
 9   la notte amica
Il viaggio sarà lungo,
Sostiamo qui stanotte
Che notte è
Di animalesche grida,
Tempo e fuochi
Posti a difesa intorno
A noi, che la fatica
Ci fa sentire
Questa notte amica
 4'22''
    PORTER PORTRAIT  
 10   >> 12' 15''  
 
 11   cadenza pianoforte e finale 8' 05''

Giorgio Gaslini autore di tutti i brani, direttore e pianista
Orchestra del Teatro Marrucino, Chieti

Velut Luna