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Giorgio GASLINI
Introduzione di Giacomo Manzoni
2010
Discantica 224
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Quanti ascoltatori di musica sono abituati a pensare a Giorgio Gaslini come autore e pianista jazz? Li invito ad allargare il loro orizzonte. Perché Gaslini non solo ha iniziato la sua formazione musicale come compositore “accademico” (e non sto a enumerare tutti i diplomi che si è conquistato presso il conservatorio di Milano), ma ha continuato durante tutta la vita a proporsi come compositore senza aggettivi, con opere sinfoniche, teatrali e da camera che dimostrano la sua apertura sulla musica a 360 gradi. Chi scrive lo ha conosciuto appunto nel Conservatorio Verdi quasi sessant’anni fa e ha notato fin da allora la sua attenzione per le correnti musicali non solo dell’avanguardia storica (Stravinski, Bartók, Schönberg, Ives) ma anche per quelle più sperimentali che venivano alla luce proprio in quegli anni (Boulez, Stockhausen, Nono). Nello stesso tempo lo sentiva insofferente a inquadramenti stilistici, attirato dal mondo libero del jazz che prospettava possibilità ignorate negli studi accademici: e così, mentre scriveva un pezzo per strumenti e macchina da scrivere (sì, proprio così, fu eseguito se non ricordo male al benemerito Centro Pirelli di Milano verso la metà o la fine degli anni ’50), o negli stessi anni ideava primo in Italia e realizzava al Nuovo di Milano, insieme a pianisti come Cardini, Ballista, Pizzardi (ciascuno eseguiva un movimento dei quattro), la monumentale Sonata n.2 “Concord” di Charles Ives - la sonata forse più straordinaria di tutto il ‘900, - in quegli stessi anni dicevo si esibiva appunto come autore-pianista jazz, e poi costituiva gruppi, ben presto bands dedicate a questa musica che già aveva dietro di sé una ricchissima storia e di fronte ancora nuovi, vastissimi campi da esplorare. Per fare solo un esempio ricordo (fu nel ’68?) uno straordinario concerto con il suo gruppo al Lirico di Milano, dove affrontava il free jazz più avanzato con esiti davvero straordinari (e non so se esiste una registrazione di quella serata).

Il grande successo che fin dall’inizio incontrò come musicista jazz mise però in ombra l’altro lato della sua attività musicale, che sembrò diventare quasi più “privata” (Charles Ives o, che so, Giacinto Scelsi potrebbero essere presi come riferimento di questa duplicità del proprio agire). Ma forse sbaglio, perché per Giorgio Gaslini la musica non è separabile in settori stagni o addirittura contrapposti, ma costituisce una totalità in cui ogni musicista dovrebbe riconoscersi: e forse ha ragione lui nei confronti di tanti compositori limitati a campi di ricerca e interessi esclusivi. Sta di fatto che in questo CD egli si presenta appunto come musicista completo, dove l’aspetto jazz è secondario per non dire assente rispetto all’ampia gamma stilistica che dimostra di padroneggiare. 

Dedicate “con viva stima e ammirazione” ad Alfonso Alberti, loro primo interprete, le tre Piano Sonate Décollage stabiliscono nel titolo un collegamento con le arti figurative (che del resto lo stesso Gaslini coltiva con disegni e acquerelli). Si ispirano infatti ai Décollages di Mimmo Rotella, e come questi sono formate da strappi, sbalzi, lacerazioni del tessuto - musicale in questo caso - nei quali la fantasia dell’autore affronta una sfida formale complessa che non possiamo analizzare qui a fondo.

Introdurremo sommariamente l’ascoltatore ai pezzi. La prima Sonata nasce dopo una visita a una mostra dell’artista, e il compositore chiede significativamente all’interprete di ricondurla “a unità in-formale”. Nella più ampia introduzione alla seconda, egli ne scrive come se fosse “un breve film”: 1° tempo, di notte l’artista strappa manifesti cinematografici e li elabora nel suo studio; 2° tempo, visione di Marilyn Monroe; 3° tempo, autoironica “trasfigurazione” degli originali. Anche la 3ª Sonata “è riferibile a una visione filmica”, per citare sempre lo scritto introduttivo del musicista alla partitura (tutti i pezzi sono editi da Suvini Zerboni). Sono due episodi: nel primo dopo una nottata di lavoro, l’artista contempla i suoi lavori sui manifesti ascoltando Ives e Satie; nel secondo, grande inaugurazione della mostra, “promenade” del folto pubblico (voluto il riferimento ai Quadri di un’esposizione di Musorgski), che poi defluisce commentando.

Ritual è forse la più impegnativa delle opere contenute nel disco. Il fatto stesso di affrontare il duo pianistico implica la necessità di disporre di un ricchissimo repertorio di idee, in questo caso sostenuto dalla tesi “narrativa” che l’autore ha scelto: nientemeno che l’origine dell’uomo e la sua evoluzione fino alla proiezione ideale verso l’umanità compiuta. Si tratta di sette episodi[1]: 1 - La nascita di Lucy; 2 - Eva nera dance I; 3 - Lucy scopre le stelle; 4 - Eva nera dance II; 5 - Il cacciatore; 6 - La grande madre; 7 - Eva nera dance III (Lucy estrema futura).

E ora l’Interludio, due improvvisazioni ovviamente presentate dallo stesso autore per il quale questa forma è stata in gran parte ragione di vita. Dove è da segnalare che la prima deriva da brani suonati da Gaslini durante una tournée africana. Dalla musica africana, (che ha imparato ad amare fin da bambino grazie al padre africanista e della quale sottolinea il carattere “fraseologico” e non “metrico”) il compositore ha tratto spunti e direi persino insegnamenti interessanti, con spesso qualcosa di ritmicamente cupo, di ossessivo, tipico di certe cerimonie africane, aspetti che ben si riflettono in questo brano, pur sempre inconfondibilmente gasliniano, dove l’autore ha persino cercato di riprodurre effetti stereofonici, derivatigli dall’osservazione di talune caratteristiche esecutive di quella musica.

Il CD si conclude con Peintres au café-sonnant, dove si torna al duo pianistico arricchito dalla percussione (piatti, tamburi, woodblock, grancassa, vibrafono: questa interviene solo nei brani “café-sonnant” e nel Finale, a evidente rappresentazione dell’orchestrina del locale). Il compositore immagina che in un caffé si ritrovino otto pittori sullo sfondo della musica eseguita dall’orchestrina del locale. A un nono, non nominato pittore, è dedicato il brindisi finale. Si tratta però di tredici e non di nove brani, per lasciar spazio all’irruzione della musica di sottofondo: A - Au café-sonnant ; B - Giacomo Balla; C - Antonio Ligabue ; D - Lucio Fontana; E - Le café-sonnant; F - Henri Matisse; G - Edward Munch; H - Joan Miró; I - Le café-sonnant; L - Francis Bacon;  M - Jean-Michel Basquiat; N - Le café-sonnant; O - “Au peintre qui viendra!” - Finale.

Quello che colpisce ancor prima di far partire la musica, è la scelta dei nomi. Se qualcuno mi avesse chiesto di citare i maggiori pittori del secolo scorso, i nomi sarebbero stati quelli, forse avrei trovato un posto per Braque e Vedova, e mi piace immaginare che uno di questi sia l’ultimo, anonimo artista; la scelta è appunto infallibile, e lascio all’ascoltatore il divertimento di rintracciare nei singoli brani quali aspetti di ciascuno il compositore abbia voluto sottolineare o illustrare, e come l’ha fatto musicalmente.

Non mi sono soffermato nella descrizione dei singoli brani perché ho l’impressione con questo disco di trovarmi di fronte a un’unica, grande composizione. E di nuovo mi viene in mente la Concord di Ives,   poiché anche qui troviamo un’ampia varietà di momenti poetici, allusioni a personaggi concreti, storici, una grande ricchezza timbrica, il tutto nato nel crogiolo di molteplici esperienze, dove il ricordo della grande “avanguardia storica” (e cito solo Bartók, Stravinski, Webern, Prokofiev, l’amato Ives) si fonde in un linguaggio personale e moderno, a volte persino aggressivamente materico, privo di nostalgie per il passato come di qualsiasi sentimentalismo e di facili effettismi: una testimonianza del Gaslini più impegnato nella ricerca sul linguaggio, che gli fa onore ed è destinata a rimanere come coronamento, a oggi, di una vita spesa in ogni suo istante al servizio della “musica totale”.

febbraio 2010
Giacomo Manzoni

 

 

 

 
 
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Giorgio Gaslini



 
1
  Piano Sonata Décollage 9'27''
2-7
  Ritual per due pianoforti 21'45''
8-10   Piano Sonata Décollage n.2 6'55''
11   Interludio: Piano improvisations 9'33''
12-13   Piano Sonata Décollage n.3 10'28''
14-26   Peintres au Café-Sonnant 19'54'''
       
       
 

Pianoforte
1. Giorgio Gaslini
2. Alfonso Alberti
3. duo Paola Biondi - Debora Bruniati

Percussioni
Maurizio Ben Omar